Col Vetoraz rinnova il proprio dialogo con il territorio e con i linguaggi della creatività contemporanea aprendo una nuova tappa di Terra d’Arte, il progetto che da cinque anni intreccia vino, paesaggio e cultura. Protagonista di questa fase è lo scultore bellunese Raul Barattin, autore di sei installazioni che trasformano la sala degustazione della cantina in uno spazio carico di suggestione, dove la materia si fa racconto e interpretazione del presente.
Col Vetoraz accoglie le sculture di Raul Barattin
L’esposizione, ospitata nella sede di Valdobbiadene, porta all’interno di Col Vetoraz un percorso che unisce forza visiva e tensione concettuale. Le opere di Raul Barattin invitano infatti a un’esperienza che non si esaurisce nello sguardo, ma coinvolge sensibilità, memoria e percezione. Cirmolo, tiglio, legno assemblato e resina policroma diventano strumenti espressivi con cui l’artista costruisce figure, tensioni e stati d’animo, dando forma a un universo in cui il corpo umano si frantuma, si tende e si rigenera.
La ricerca dello scultore si concentra sull’evoluzione della figura umana contemporanea e sul suo rapporto con l’esistenza. Nelle sue creazioni, la materia viene incisa, plasmata e spinta fino a una soglia di corrosione che diventa linguaggio, mentre la figura si trasforma in presenza dinamica, sospesa tra energia e riflessione. È da questa visione che nasce un allestimento capace di dialogare in modo profondo con il paesaggio delle colline del Conegliano Valdobbiadene.
Terra d’Arte tra identità, materia e paesaggio
Le sei opere selezionate per questa nuova tappa di Terra d’Arte raccontano temi diversi ma legati da una comune intensità espressiva. Guardando profondamente dentro me stesso, in legno di cirmolo, affronta il tema dell’identità ferita e della ricerca interiore in un tempo segnato da conflitti e impoverimento dei valori. Ardere d’amore correre e non bruciare mai, anch’essa in cirmolo, raffigura invece un atleta attraversato da una tensione sentimentale che si accende nel movimento.
Con Reflection, realizzata in legno di tiglio, Barattin costruisce una figura umana accovacciata, raccolta nei propri pensieri, mentre i cubi che la compongono evocano un pixel materico e contemporaneo. Umanità, in legno e resina policroma, scava invece nella dimensione più profonda dell’anima, trasformando la materia in una ricerca di assoluto. A queste si affiancano On the Living Skin, dove fenditure e superfici corrose diventano metafora dei percorsi della vita, e Hurraya, figura femminile che richiama con forza il tema della violenza sulle donne attraverso un’immagine di costrizione e di silenziosa denuncia.
Col Vetoraz valorizza il territorio con l’arte contemporanea
Il progetto conferma la volontà di Col Vetoraz di proporre la propria sede non soltanto come luogo di degustazione, ma anche come spazio culturale capace di accogliere esperienze diverse e complementari. In questo contesto, le colline del Conegliano Valdobbiadene diventano la cornice naturale di un racconto in cui la qualità del vino incontra la forza dell’arte contemporanea, offrendo ai visitatori un’esperienza che unisce piacere visivo e dimensione sensoriale.
Bellunese, classe 1970, Raul Barattin vive e lavora a San Martino di Chies d’Alpago. Dopo la formazione artistica e la laurea in Architettura a Venezia, ha sviluppato un percorso che lo ha portato a esporre in numerose mostre personali e collettive e a collaborare a installazioni per opere pubbliche in diversi comuni del Veneto. Le sue opere, premiate anche in concorsi nazionali e internazionali, restano in esposizione da Col Vetoraz per i prossimi quattro mesi, rafforzando ulteriormente il legame tra impresa, territorio e cultura.
